L’ autismo ha basi genetiche, I genitori non hanno colpe

0 Pubblicato da mer, 03 aprile 2013, 10:37

L’ autismo ha basi genetiche, I genitori non hanno colpe 

Dal Corriere della Sera del 17 Giugno 2001

Nuove ricerche in Usa smentiscono un luogo comune L’ autismo ha basi genetiche I genitori non hanno colpe Anni or sono Bruno Bettelheim, autorevole studioso della psiche, sostenne che l’ autismo infantile era un disturbo del comportamento che affonda va le sue radici nelle dinamiche precoci tra madre e figlio: in risposta a un comportamento «freddo» della madre, il bambino avrebbe elaborato meccanismi di difesa, isolandosi dal mondo in una «fortezza» che avrebbe precluso ogni scambio emotivo. La tesi di Bettelheim e di altri psicoanalisti riscosse un grande successo negli anni Settanta e Ottanta e fece dell’ autismo un disturbo legato all’esperienza precoce, ai primi rapporti tra la madre e il figlio. Si trattava di una spiegazione semplificante, che imboccava la strada del cosiddetto «victim blaming», nel caso specifico la colpevolizzazione della madre punita con la malattia del figlio a causa del suo comportamento «sbagliato» e freddo. Le teorie psicodinamiche dell’ autismo non hanno retto alla prova dei fatti: l’ autismo infantile è una sindrome, vale a dire un insieme di condizioni dovute a cause diverse ma che presentano sintomi simili tra cui, appunto, il blocco emotivo e la tendenza a rifugiarsi in sé stessi, malgrado i tanti sforzi dei genitori di questi bambini. Oggi il modo in cui si guarda all’autismo è molto diverso, grazie a una serie di studi, tra cui uno i risultati del quale sono stati pubblicati sull’ American Journal of Medical Genetics. La ricerca in proposito indica che in una significativa percentuale dei casi di autismo esiste una base genetica: un gene localizzato sul cromosoma 7 comporta alterazioni dello sviluppo della corteccia cerebrale. In 24 su 135 bambini sofferenti di autismo sono state individuate variazioni a carico del gene Wnt2, il che può spiegare una parte dei comportamenti autistici. L’individuazione di questo gene è particolarmente significativa in quanto rafforza le conoscenze sulle basi genetiche dell’ autismo: in gran par te dei casi sono infatti evidenti alterazioni del cromosoma 7, lo stesso su cui è localizzato Wnt2, che si traducono in modificazioni della corteccia cerebrale. L’ipotesi dei ricercatori è che in gran parte dei casi di autismo si verifichi, nel corso dello sviluppo del sistema nervoso, un’ alterazione della migrazione dei neuroni che costituiscono i diversi strati cellulari di cui è formata la corteccia. Oggi esistono diversi gruppi di ricercatori che lavorano sulle basi genetiche dell’ autismo , da quello dell’ Università dell’ Iowa, responsabile dei dati sul gene Wnt2, a quello del Wellcome Center dell’Università di Oxford: tutti questi gruppi concordano nel correlare l’autismo ad alterazioni dello sviluppo corticale indotte da diverse mutazioni. Nei casi finora studiati, le modifiche nello sviluppo corticale sono molto variabili, il che potrebbe spiegare l’ estrema diversificazione dell’ autismo infantile in cui il blocco dell’ emotività può essere associato a deficit dell’intelligenza più o meno gravi e ad altre modifiche comportamentali, ben più serie dell’ autismo descritto nel film Rainman, con Dustin Hoffman, in cui si dava un’ immagine molto edulcorata di questa malattia. La spiegazione genetica non lascia sperare, per il momento, che sia possibile incidere significativamente sulle forme gravi di autismo già in atto. Tuttavia si spera di arrivare presto a individuare i portatori sani di questi geni e a fare diagnosi prenatali. Nel frattempo è importante sollevare i genitori, già provati da una grave malattia dei loro figli, da un senso di colpa legato a un’errata teoria, purtroppo ancora in circolazione.

Alberto Oliveri