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In un incontro a sorpresa, nel Campus
Universitario Medico di Roma (Italia), i dottori, Flavio Keller e
Antonio Persico annunciarono la scoperta di un gene che determina un
aumento del rischio di sviluppare autismo nel bambino di tre volte.
Il gene, che è responsabile della
produzione di proteina “reelina” (riavvolgitrice), è stato
recentemente associato ai disordini bipolari e alla schizofrenia.
Il gene”reelina” è conosciuto essere
coinvolto specificamente nella “laminazione” – o stratificazione -
delle cellule del cervello durante la gestazione.
Ma purtroppo al contrario di molti geni coinvolti nello sviluppo il
gene della reelina continua ad essere espresso durante la vita, dando
potenzialmente alle case farmaceutiche il primo obiettivo per un
intervento farmacologico sull’autismo
Se la reelina risultasse essere importante per l’autismo i farmacologi
potrebbero cercare di creare medicine che influenzino l’attività della
reelina nel cervello.
Gli scienziati non conoscono quali
funzioni la proteina controlli nella vita cerebrale postnatale. Alcuni
credono essa sia elemento critico nella plasticità neuronale e
nell’apprendimento.
L’aspetto che sorprende gli
osservatori è che il team italiano non stava studiando la “reelina”.
Essi stavano verificando, come parte di un più vasto lavoro
sull’autismo e sulla serotonina, il lavoro del norvegese Karl Reichelt
che evidenziava una anormale presenza di peptidi – piccoli pezzi di
proteine – nelle urine di bambini autistici.
Ma Keller e Persico non riuscivano a reperire i peptidi di Reichelt
nei loro soggetti di controllo.
Quando il Dr. Reichelt, secondo il
suo esempio originale, riorganizzò il gruppo per un nuovo test, due
laboratori differenti furono incapaci di identificare i peptidi nel
gruppo selezionato.
Per molti ricercatori lo studio sarebbe dovuto terminare lì. Ma questo
non avvenne. Nell’attesa dei risultati del terzo e conclusivo set di
laboratorio, Keller e Persico – convinti che i peptidi sarebbero stati
presenti – decisero di controllarli confrontandoli con il vasto
repertorio registrato e classificazione delle proteine umane.
Quando trovarono che la sola proteina
che risultava contenere entrambi i peptidi in questione era la
“reelina” e che questa era coinvolta nello sviluppo nervoso, essi
seppero che avevano scoperto oro.
Poiché il gene della proteina
“reelina è conosciuto, essi avrebbero potuto esaminarlo nella
popolazione con autismo.
Essi scoprirono che il venti percento dei loro autistici sono
portatori della variante extra-lunga del gene. Ci si aspetterebbe che
la variante lunga esiti in una riduzione della quantità di “reelina”
nel cervello.
Il riscontro, pubblicato nel numero
di marzo della rivista MOLECULAR PSYCHIATRY, rappresenta il
riconoscimento, nell’arco di tempo di soli quattro mesi, di un secondo
gene coinvolto nell’autismo. “Questo è un progresso senza precedenti
nella comprensione di un disturbo complesso” ha detto il Dr.Eric
London, Direttore dell’Istituto di Medicina e Affairs per la NAAR (National
Alliance for Autism Research) e fondatore della ricerca.
“I genetisti stimano un coinvolgimento di almeno 15 geni differenti
nel determinismo del rischio per un bambino di sviluppare autismo.
Avere due studi di rilievo su geni coinvolti, pubblicati in soli
quattro mesi, non è nulla meno che un miracolo”.
Catherine Johnson
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