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LA FAMIGLIA
La famiglia del bambino
affetto da autismo si trova a dover affrontare una situazione più
stressante di qualunque altra famiglia di bambino handicappato,
a causa della scarsa conoscenza delle caratteristiche della sindrome
non solo nella gente comune, ma spesso purtroppo anche d a parte
di professionisti, terapeuti e insegnanti.
Lerrata interpretazione
risalente agli anni 50 e 60 della sindrome autistica
come disturbo emotivo imputabile ad un errato rapporto del bambino
con la madre o entrambi i genitori è infatti dura a morire malgrado
le inequivocabili evidenze di danno biologico e lattuale interpretazione
ufficiale dellautismo come disturbo generalizzato dello sviluppo,
in parte anche per la difficoltà della famiglia stessa a d accettare
che un bambino apparentemente perfetto, spesso bellissimo, sia portatore
di un grave handicap mentale che lo accompagnerà per tutta la vita:
meglio sperare di aver sbagliato qualcosa, e che cambiando il proprio
atteggiamento tutto tornerà normale.
Ben presto tuttavia
la disillusione si farà strada con il suo carico di disperazione
e solitudine di fronte a un problema senza via duscita, aggravato
spesso dallincomprensione di parenti, amici e perfino dei
professionisti cui ci si rivolge per chiedere aiuto ad alleviare
le evidenti sofferenze del bambino e la propria inadeguatezza nellaffrontare
le difficoltà del vivere quotidiano.
Le peculiarità della
sindrome, e non viceversa, rendono infatti difficile e doloroso
il rapporto della famiglia con il proprio bambino, e costituiscono
una fonte aggiuntiva di stress che spesso minaccia la sopravvivenza
dellunità familiare.
PRINCIPALI FONTI
DI STRESS PER LA FAMIGLIA DEL BAMBINO AUTISTICO
1) Mancanza di
interazione.
Vera o apparente
che sia, lindifferenza del bambino autistico verso i familiari
che già hanno investito amore e dedizione sulla loro creatura apparentemente
perfetta costituisce precocemente una vera tragedia affettiva: i
genitori si sentono rifiutati da un bambino che non corrisponde
ai loro sentimenti e che tuttavia non possono nè vogliono lasciare.
Non tutti i bambini
autistici sono incapaci di dimostrare affetto verso i familiari:
alcuni, considerati in passato in come affetti da Psicosi Simbiotica,
possono mostrare un attaccamento perfino eccessivo.
Tuttavia anche in
questo caso, pur meno drammatico, il senso di responsabilità verso
una creatura che capiscono indifesa di fronte al mondo e di cui
ben presto intuiscono la sofferenza li sprona a cercare in tutti
i modi di aiutarla, senza riuscire a tradurre lattaccamento
affettivo in partecipazione emotiva alla vita di famiglia o in apprendimento.
2) Problemi di
comportamento.
La vita familiare
è ben presto sconvolta dai problemi di comportamento tipici del
bambino autistico, soprattutto dagli episodi di auto o etero aggressività:
nulla è più doloroso che assistere impotenti al dramma del bambino
che si morde, si graffia a sangue, si picchia o batte la testa contro
il muro, o che, portato con il cuore colmo di speranza tra i suoi
coetanei li allontana a morsi e calci.
La paura e langoscia
che generano questi episodi apparentemente incomprensibili portano
spesso alla rinuncia di una qualunque regola o coerenza educativa,
precipitando ancor di più il bambino nellincertezza e la famiglia
nellisolamento sociale.
Anche problemi di
comportamento meno gravi, come pianto o riso irrefrenabili e apparentemente
immotivati, grida o lancio di oggetti, e così via generano sconcerto
e angoscia, e contribuiscono fatalmente allisolamento sociale
del bambino e dellintera famiglia.
3) Incomprensione
sociale
Le stranezze del
comportamento del bambino autistico nel migliore dei casi vengono
interpretate nellambito sociale come espressioni di maleducazione
di cui il genitore è responsabile; anche la famiglia più unita e
agguerrita si trova così a dover affrontare, oltre alle difficoltà
di convivenza col proprio bambino, il giudizio, le critiche e linsofferenza
di vicini, parenti e amici della cui solidarietà avrebbero invece
enormemente bisogno.
Per lo più tuttavia
la gente comune conosce dellautismo la credenza errata che
il comportamento autistico sia imputabile al cattivo rapporto con
la madre; anche nella famiglia più consapevole e più preparata si
insinua il dubbio, si rimugina il passato, e il senso di colpa logora
la coppia e peggiora fatalmente il già difficile rapporto con il
bambino.
Ancora più drammatica
è lincomprensione che spesso la famiglia incontra al momento
dellinserimento del bambino nella scuola materna e più tardi
nella scuola dellobbligo: ì pregiudizi sullautismo e
la scarsa preparazione in materia degli insegnanti, la scarsa disponibilità
a collaborare o lignoranza da parte delle strutture sanitarie
ne fanno ben presto un piccolo intruso da tollerare per il minor
tempo possibile, accampando ogni scusa per ridurre il tempo di frequenza
scolastica.
La fonte principale
di stress per la famiglia non è più lisolamento o il comportamento
del bambino, ma il rifiuto sociale: i genitori stessi si sentono
rifiutati nel loro bambino, ancora una volta soli contro tutti.
4) Incertezza
per il futuro.
Quandanche
la famiglia abbia superato la fase della disperazione, e sia stata
correttamente informata sulle cause e le caratteristiche della sindrome
autistica, resta tuttavia perennemente angosciata dallincertezza
per il futuro del proprio bambino, e non solo dallo spaventoso ma
ancora relativamente lontano momento della vecchiaia e della morte
("chi si occuperà di lui, chi lo capirà quando noi non ci saremo
più?"), ma anche dal futuro più prossimo ( "sarà accettato
a scuola? avrà un insegnante preparato? otterrà le ore di sostegno
necessarie a svolgere un programma speciale? ") o addirittura
dellindomani ("andrà tutto bene o mi chiameranno ancora
una volta d a scuola pregandomi di portarlo a casa?").
Quando poi si sia
raggiunta una vera consapevolezza sulla gravità della sindrome autistica,
e sullinesistenza di soluzioni dignitose per il futuro di
un adulto affetto da autismo, lo stress diventa disperazione, e
non esiste genitore di bambino autistico che non speri di poter
sopravvivere al proprio figlio pur di non doverlo abbandonare ad
un futuro di emarginazione, con un ulteriore carico di sensi di
colpa e di impotenza.
5) Fatica e impossibilità
a svolgere una vita normale.
La vita con un bambino
autistico è estremamente faticosa: spesso ai problemi di comportamento,
difficili da gestire, si aggiungono iperattività, problemi di sonno
e di alimentazione.
Liperattività
del bambino, per lo più inconsapevole del pericolo, non dà tregua,
e spesso la casa diventa una prigione spoglia in cui barricarsi,
porte e finestre sbarrate da chiusure di sicurezza, ogni oggetto
fragile ancora integro fatto sparire, cibo e bevande lontano dalla
portata del bambino; e ancora restano da sorvegliare rubinetti,
fornelli e così via, neanche uscire di casa dà tregua: una passeggiata
al parco si trasforma facilmente in un inseguimento affannoso e
un attimo di distrazione può essere fatale.
Tuttavia neanche
il genitore di un bambino tranquillo riesce a darsi pace: il suo
isolamento, il vederlo passare ore a guardarsi le mani o giocherellare
con uno spago lo angoscia, lo sprona a cercare di coinvolgerlo in
giochi o attività domestiche, per lo più ricavandone ansia e frustrazione.
Non esistono vacanze
per la famiglia di un bambino autistico, ammalarsi è un lusso, riposarsi
impossibile; la fatica è schiacciante, e i rapporti familiari ne
sono ben presto incrinati.
La madre, per mancanza
di aiuti adeguati, deve per lo più rinunciare al lavoro.
La fatale conseguenza
di tutte queste difficoltà è lisolamento sociale della famiglia
e del bambino stesso, a dispetto di una legge quadro che dovrebbe
garantire lintegrazione sociale della persona handicappata.
POSSIBILI INTERVENTI
SULLA FAMIGLIA
La famiglia è il
primo ambiente sociale in cui ogni bambino si trova a vivere: lintegrazione
nella vita di famiglia è perciò il primo scopo d a perseguire in
un programma di riabilitazione e integrazione della persona autistica.
Aiutare il bambino
a sviluppare capacità interessi e relazioni nellambito familiare
si traduce in un miglioramento della vita presente e futura della
famiglia e del bambino stesso: il benessere delluno è indissolubile
da quello dellaltra.
Nessun genitore può
assistere passivamente allo sviluppo del proprio bambino; un programma
di intervento dovrebbe non solo essere preparato tenendo conto della
conoscenza profonda che ogni famiglia h a del proprio figlio, delle
esigenze e dello stile di vita familiari, ma anche prevedere una
partecipazione della famiglia stessa come partner essenziale nella
preparazione ed esecuzione del progetto.
A questo scopo sarebbe
opportuno offrire alla famiglia un supporto individualizzato a partire
dai suoi bisogni e dalle sue potenzialità.
FORME DI SUPPORTO
ALLA FAMIGLIA
1) Informazione.
Una corretta informazione
sulle caratteristiche della sindrome autistica è il primo passo
per aiutare i genitori a comprendere e affrontare efficacemente
i problemi del loro bambino.
Colpevolizzare la
madre o anche solo tacere su un dubbio che la diagnosi stessa può
portare con sè è inaccettabile, sgombrare il campo da sensi di colpa
assurdi e anacronistici é doveroso e non può che tradursi in u n
miglioramento dei rapporti familiari e conseguentemente in un a
maggiore serenità del bambino stesso.
Tuttavia accettare
lidea dellhandicap del proprio bambino, quando si era
sperato di poter cambiare tutto semplicemente cambiando se stessi,
può essere traumatizzante, e soprattutto la comunicazione di alcune
caratteristiche utili più che altro come strumenti operativi, in
particolare della coesistenza di ritardo mentale, può essere percepito
negativamente in consonanza col senso comune, e difficile da accettare
se non si ha ben chiara la differenza fra capacità, intelligenza
e sensibilità, e il rispetto dovuto in ogni caso ad ogni persona
umana.
2) Formazione
e addestramento.
"Il bambino
non mi guarda, non mi obbedisce, si comporta come se neanche esistessi
o addirittura sembra burlarsi di noi. Come dobbiamo comportarci
con lui?"
A questa domanda
molti professionisti rispondono "Fate semplicemente i genitori".
Ma "fare i genitori"
di un bambino autistico non è affatto semplice, s e non si viene
messi a conoscenza su come è possibile ottenere attenzione e collaborazione,
e se non si sanno affrontare nel modo giusto i problemi di comportamento,
oggi interpretati come espressione dellincapacità ad esprimere
i propri bisogni e desideri.
La famiglia, si vede
quindi costretta ad informarsi autonomamente e rischia di perdersi
in una miriade di informazioni e tentativi, mentre dovrebbe essere
adeguatamente preparata ad intervenire efficacemente nelleducazione
del proprio figlio, e ad adottare altre forme di comunicazione,
attraverso la preparazione congiunta da parte di professionisti
e familiari di un programma da svolgere a casa con laiuto
di controlli periodici, o almeno tempestivamente e costantemente
informata delle modalità degli apprendimenti raggiunti al di fuori
dellambito familiare.
Un intervento attivo
della famiglia nel campo della autonomie di base e della comunicazione
permetterebbe di dedicare più tempo nellambito extrafamiliare
ad interventi di altro tipo ( rieducazione in campo motorio e cognitivo).
Il coinvolgimento
attivo della famiglia in un adeguato programma riabilitativo rappresenta
inoltre laiuto più efficace a superare sensi di colpa e di
inadeguatezza: attraverso il ruolo di partner di educatori e insegnanti
i genitori si appropriano degli strumenti indispensabili per svolgere
il proprio ruolo e riacquistano fiducia nelle proprie capacità.
3) Pianificazione
e assistenza
Langoscia della
famiglia per lincertezza del futuro del proprio bambino dovrebbe
essere alleviata da una precoce programmazione del suo futuro: sapere
che il bambino frequenterà una scuola materna e una scuola dellobbligo
come tutti gli altri bambini, seguito da persone competenti, prontamente
disponibili e il più possibile stabili, realmente interessate al
problema e motivate ad intervenire allunisono con i familiari
per sviluppare al massimo le potenzialità del bambino può rappresentare
un enorme sollievo.
La formazione di
personale sanitario e scolastico competente è perciò u n aiuto indispensabile
non solo per il bambino, ma anche per la famiglia.
Resta purtroppo per
ora irrisolto il problema della vita da adulto della persona autistica,
e sarebbe doveroso fin dallinfanzia del bambino
prospettare soluzioni
dignitose e qualificate in vista del venir meno dellaiuto
familiare.
Accettare un figlio
handicappato ma con una strada futura già delineata sarebbe assai
più facile e certamente la qualità della vita familiare n e sarebbe
molto migliorata.
4) Coordinamento
dei servizi
Benchè la legge quadro
sullhandicap preveda che tutte le istituzioni ( sanità, scuola,
assistenza) debbano farsi carico dellintegrazione della persona
handicappata, nella realtà spesso ognuna interviene in modo autonomo
non sempre coerente, e la famiglia deve farsi carico di sollecitare
incontri o trovare attività di tempo libero.
I bambini autistici
si possono ammalare come tutti gli altri bambini, m a anche le necessità
sanitarie costituiscono un problema per la famiglia della persona
autistica, per la difficoltà diagnostica da parte di medici che
non conoscano lhandicap o per la mancanza di strutture ospedaliere
attrezzate per operare su questi soggetti: allo stress della malattia
si aggiunge quindi lansia di trovare un intervento adeguato.
Sarebbe quindi opportuno
individuare un responsabile che garantisca la coerenza degli interventi
educativi in un programma globale, e individui in caso di necessità
i professionisti e le strutture più adatte ad intervenire in caso
di malattia.
5) Aiuto sociale
ed emotivo.
La famiglia del bambino
dovrebbe essere aiutata a mantenere il più possibile il tipo di
vita e la relazioni sociali precedenti alla nascita del bambino
autistico: questo significa poter disporre dellaiuto di personale
competente che permetta ai genitori di disporre del tempo per coltivare
relazioni sociali e alla madre di conservare il posto di lavoro
messo seriamente in pericolo dalla mancanza di una presa in carico
efficace del bambino.
In ogni caso la famiglia
ha bisogno di spazi di libertà: infatti non bisogna dimenticare
che anche i fratelli del bambino autistico hanno diritto alle cure
dei genitori, che come in tutte le altre famiglie possono intervenire
malattie o doveri di assistenza verso i parenti anziani, e che il
bambino autistico non deve essere il fulcro, ma uno dei componenti
della famiglia. Anche la vita di coppia deve poter essere coltivata,
e nellambito del programma individualizzato del bambino sarebbe
opportuno prevedere brevi periodi di vacanza in un ambiente adeguato
e preparato in modo da garantire il giusto riposo necessario alla
famiglia per "ricaricarsi" e trovare nuove energie per
affrontare la vita quotidiana.
La solidarietà e
la comprensione che si possono trovere nellambito delle Associazioni
dei familiari non dovrebbero sostituirsi alla possibilità di
mantenere relazioni
e interessi al di fuori del problema autismo, per non diventare
una ulteriore fonte di emarginazione della famiglia.
Un aiuto concreto
a mantenere la vita di relazione, una prospettiva dignitosa seppur
impegnativa per il futuro, una chiara dimostrazione di fiducia da
parte degli operatori, la disponibilità ad una accoglienza competente
e serena da parte della strutture preposte allinserimento
sociale della persona autistica costituiscono inoltre il più valido
aiuto emotivo per la famiglia.
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