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Psicofarmacoterapia nei disturbi
psichiatrici
**** Nota dei curatori
: Per tutti i Genitori che ci leggono; questa presentazione è dedicata
ai Neuropsichiatri Infantili, ed aggiungerei anche ai Pediatri,
agli Psicologi, ai Terapisti che seguono i Nostri Figli.
Divulgate questo
contributo, che per me e mia moglie è stato come unilluminazione,
finalmente un importante Docente, spiega con chiarezza limportanza
della Farmacologia nei Disturbi del Comportamento e quindi anche
per lAutismo.
Tratto dal libro
: Psicofarmacologia nei disturbi psichiatrici dellinfanzia
e delladolescenza. (edito da Scientific Press s.r.l. Via A.
La Marmora, 26 - Firenze - 1° Edizione, Luglio 1999).
PAOLO PANCHERI,
PIETRO PFANNER*
III Cattedra di Psichiatria
Università degli Studi «La Sapienza» - Roma
* Divisione di Neuropsichiatria Infantile
Università degli Studi - Pisa
Presentazione
Questo volume nasce
da un incontro tra neuropsichiatri infantili e psichiatri delletà
adulta ed è espressione di una presa di coscienza e della manifestazione
di unesigenza.
La presa di coscienza
è che la clinica psichiatrica esige una conoscenza completa dei
processi psicopatologici delletà evolutiva e delletà
adulta e che ogni soluzione di continuità è un ostacolo al comune
operare psichiatrico.
Lesigenza è
quella di condividere pur nellambito delle rispettive competenze
reciproche, le conoscenze e le esperienze di due discipline che
nascono da una comune matrice.
La psichiatria delletà
adulta sembra aver ignorato per troppo tempo che una comprensione
dei disturbi psichiatrici può nascere solo da una conoscenza approfondita
delle alterazioni delle dinamiche dello sviluppo mentale del bambino
e delladolescente e degli effetti a lungo termine delle interazioni
negative con lambiente in particolari periodi critici dello
sviluppo cerebrale. Inoltre la psichiatria delladulto troppo
spesso costruisce i propri modelli interpretativi e modula i propri
interventi sulla base di una immagine statica sia delle strutture
encefaliche che di quelle mentali, dimenticando che tali strutture,
nelladulto, sono lespressione finale di una complessa
evoluzione che può aver avuto, per varie cause, fasi di arresto
o modificazioni nei suoi fisiologici processi.
La psichiatria infantile,
daltra parte, sembra aver sofferto, fino a tempi relativamente
recenti, di un certo tipo di «ritardo culturale» dovuto a due fattori
prevalenti.
Il primo fattore
è stato il problema della separazione o dellunità, nella riflessione
e nella prassi, della neurologia e della psichiatria dello sviluppo
come discipline complementari nella ontogenesi della vita di relazione.
Oggi la dicotomia netta tra neurologia e psichiatria appare in gran
parte superata e, come nella psichiatria delletà adulta, i
confini tra una psichiatria ad indirizzo biologico e una ad indirizzo
psicologico appaiono sempre più labili ed imprecisi.
Il secondo fattore
è connesso alla psicoanalisi che, pur avendo insegnato la grande
complessità e il continuo dinamismo della vita mentale, ha troppo
spesso portato ad una impostazione solo teorica, senza vera sperimentazione
clinica ma, soprattutto, ha impedito di descrivere e dare peso allinquadramento
diagnostico categoriale e ai concetti attuali di comorbidità, di
spettro e di dimensione psicopatologica. Inoltre, inizialmente ha
anche allontanato il clinico dai fattori biologici e dalla psicofarmacologia.
Questi «ritardi culturali»
della neuropsichiatria infantile e della psichiatria delletà
adulta hanno mostrato di ridursi sempre di più negli ultimi anni
sulla base di vari determinanti.
Il primo determinante
è stato il dato epidemiologico dellelevato numero di bambini
e di adolescenti che soffrono di disturbi psichiatrici e che manifestano
i loro esiti nelletà adulta condizionando la comparsa di un
ampio spettro di patologia.
Il secondo determinante
è stato il miglioramento nella nosografia e nella diagnosi dei disturbi
psichiatrici sia delletà adulta che delletà evolutiva.
E merito indubbio
degli estensori delle ultime edizioni del DSM, ed in particolare
del DSM-IV di aver rivoluzionato la nosografia dei disturbi infantili
codificando operativamente i criteri diagnostici per i singoli disturbi.
Il DSM-IV pone in rilievo la continuità tra disturbi delletà
evolutiva e disturbi delletà adulta sottolineando che sia
lo psichiatra che si occupa prevalentemente di disturbi infantili
che quello che ha come campo di attività dominante la psichiatria
delle età successive devono avere una conoscenza approfondita di
entrambe le aree della psicopatologia. Inoltre il DSM-IV (e llCD-10)
hanno richiamato lattenzione degli psichiatri sui quadri clinici
nelletà adulta che hanno le loro basi etiopatogenetiche e
il loro primo manifestarsi nelletà evolutiva.
Il terzo fattore
determinante è stato lo sviluppo delle neuroscienze e della psicofarmacologia
che ha profondamente mutato lapproccio ai problemi psichiatrici
coinvolgendo in pieno larea della psichiatria infantile ed
adolescenziale. La conseguenza più importante di questo aumento
delle conoscenze è stata la dimostrazione di come eventi interattivi
possano avere profonde conseguenze biologiche sul cervello ancora
in via di sviluppo e come, a loro volta, alterazioni strutturali
o funzionali encefalicbe si riflettano in modificazioni emozionali
e comportamentali. In questo contesto, farmaci ed altre modalità
di intervento non vengono più visti come mutuamente esclusivi ma
come concorrenti per raggiungere un risultato terapeutico.
Alla luce di queste
considerazioni, ci è sembrato che la trattazione sistematica di
un argomento come la psicofarmacoterapia in età infantile ed adolescenziale
ben si prestasse a sottolineare i più interessanti e recenti sviluppi
delle due discipline e dellinevitabile confluire dei loro
interessi clinici.
Molte linee di evidenza
testimoniano, daltra parte, un crescente aumento di interesse
per questo argomento.
Tutte le trattazioni
di psicopatologia e di psichiatria delletà evolutiva hanno
progressivamente ampliato ed arricchito i loro capitoli dedicati
alla farmacoterapia infantile, le trattazioni monografiche di psicofarmacoterapia
in età evolutiva si sono andate moltiplicando e viene da cinque
anni pubblicata una rivista specifica sullargomento. La farmacoterapia
infantile viene trattata sempre di più anche nelle pubblicazioni
di psichiatria generale e nei più recenti trattati sono apparse
sezioni dedicate alla psichiatria infantile con particolare riferimento
ai trattamenti farmacologici.
La trattazione di
un argomento come la psicofarmacoterapia infantile richiede daltra
parte una particolare cautela.
Non va mai infatti
dimenticata la specificità biologica, cognitiva, affettiva e sociale
del bambino che lo rende profondamente diverso dalladulto
sia nelle manifestazioni di salute che di malattia ed è anche necessario
ricordare la costante interazione, la complessità e lunità
del rapporto psicosomatico e somatopsichico.
A tal fine appare
necessario nella terapia dei vari quadri patologici ricordare lopportunità
o la necessità di una interazione e integrazione tra farmacoterapia
e psicoterapia (intendendo per questultima ogni intervento
psicologico).
Resta aperto il problema
se il target della terapia farmacologica debba essere il sintomo
o la struttura della personalità. Quando la diagnosi è difficile
non resta che inseguire i sintomi come bersaglio, ma rimane valido
lassunto di prospettiva che è quello di una terapia centrata
sulla diagnosi e quindi concepita come proiezione della psicopatologia.
Questo volume ha
voluto anche essere un contributo al superamento di alcuni pregiudizi
che hanno ostacolato o rallentato finora una adeguata estensione
delle conoscenze e delle esperienze della psicofarmacoterapia nel
campo della psichiatria del bambino e delladolescente.
Il primo di questi
pregiudizi considera i disturbi in età infantile come determinati
essenzialmente da fattori di tipo «psicologico» escludendo o minimizzando
ogni componente di tipo biologico. Ciò porta come conseguenza che
questi disturbi dovrebbero essere trattati esclusivamente con strumenti
«comunicativi» e non con mezzi biologici.
Oggi la contrapposizione
tra biologismo e psicologismo non è più accettabile in psichiatria
e la terapia è vista come una modalità coniplessa di intervento
dove linterazione comunicativa modifica il substrato biologico
e dove lintervento farrnacologico influenza il comportamento
e i vissuti con una continua interazione reciproca.
Il secondo pregiudizio
riguarda il presunto alto livello di rischio che possono avere i
farmaci psicoattivi se somministrati in età evolutiva.
È certamente vero
che i dati disponibili sulla tollerabilità e sulla sicurezza dei
farmaci psicoattivi in questa fase della vita sono molto inferiori
a quelli relativi alletà adulta. Va tuttavia rilevato che
lesperienza clinica degli ultimi anni ha permesso di avere
un insieme di dati sempre crescente sulle applicazioni di alcuni
farmaci in specifici quadri psicopatologici.
Va daltra parte
osservato che in ogni caso la possibile insorgenza di effetti collaterali
va valutata alla luce dei benefici terapeutici che possono essere
ottenuti con il trattamento.
Infine un altro pregiudizio
riguarda la possibilità che un trattamento farmacologico distolga
lattenzione del clinico dalle problematiche intrapsichiche
e relazionali del bambino portando ad una semplificazione «medica»
di un complesso problema psicologico.
La realtà è che non
esiste intervento medico, e in questo la psicofarmacologia non fa
eccezione, che non sia anche un intervento di tipo relazionale.
Lefficacia di questo intervento condiziona il successo terapeutico.
Nel caso della farmacoterapia in età evolutiva lintervento
«relazionale» effettuato dal medico che prescrive la terapia è comunque
strettamente integrato con altri tipi di trattamento nellambito
di un progetto terapeutico.
Ai neuropsichiatri
infantili che leggono queste pagine e che hanno una preziosa e vasta
esperienza clinica dei disturbi psicopatologici dellinfanzia
e delladolescenza rivolgiamo un vivo appello a far crescere
la ricerca psicofarmacologica in età evolutiva, senza pregiudizi
ma anche senza imprudenze, una ricerca finora troppo limitata e
almeno in parte solo ipotetica. Una ricerca che potrà darci fra
qualche anno risultati certi, con possibili vantaggi per letà
evolutiva.
Il volume che abbiamo
il piacere di presentare agli psichiatri e ai neuropsichiatri infantili
è stato scritto con lintenzione di dare un quadro obiettivo
e il più possibile completo dello stato attuale della psicofarmacoterapia
in età infantile ed adolescenziale. Per quanto possibile gli autori
hanno tentato di evitare considerazioni e conclusioni che non fossero
sostenute dai dati della ricerca.
Nella trattazione
è stata data particolare enfasi ai dati ricavati dagli studi controllati
e dagli studi condotti, più in generale, con corretta metodologia
scientifica. Sono state evidenziate le aree dove la psicofarmacoterapia
ha unefficacia ormai dimostrata ma sono stati messi in rilievo
anche i settori dove lesperienza è ancora incompleta e che
richiedono un ulteriore approfondimento.
Al di là comunque dei dati obiettivi
della ricerca e dellesperienza clinica è nostra convinzione
che una trattazione di questo argomento possa dare un contributo
ad eliminare quella soluzione di continuità tra psichiatria delletà
evolutiva e psichiatria delladulto che è un ostacolo ad una
maggiore comprensione e ad un intervento clinico più efficace sul
paziente.
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