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Panoramica su Metodi di Trattamento
Tratto dal Sito ASL 16 MONDOVI'-
CEVA
Unità Operativa di Neuropsichiatria
Infantile
AUTISMO E PSICOSI INFANTILI a cura
di G. M. ARDUINO
---------Metodi di trattamento
Introduzione
Holding, Metodo Etodinamico e A.E.R.C.
Il Programma T.E.A.C.C.H.
La Therapie d'Echange et Developpement
La psicoanalisi e la terapia delle
psicosi infantili
La terapia familiare sistemica
Le terapie farmacologiche
Metodo Delacato
Comunicazione Facilitata
Training uditivo
Intervento comportamentale precoce
di Lovaas
Floortime di Greenspan
Natural Aided Language di Cafiero
Son Rise Program
We subscribe to the HONcode principles
of the Health On the Net Foundation
Introduzione
In questo capitolo verranno riprese
alcune delle concezioni presentate nel capitolo precedente, di cui
verrà discusso l'aspetto più operativo, o sul versante della psicoterapia
o su quello, più attuale, della riabilitazione. Come già nel capitolo
precedente i contributi presentati appartengono ad orientamenti
teorici differenti, anche se si potranno notare, in misura maggiore
di quanto non sia emerso per le teorie, alcune convergenze operative.
Non essendo conosciuta una cura sicuramente efficace per l'autismo,
parleremo di "trattamenti", indicandone alcuni tra i più
conosciuti (e a volte discussi), senza la pretesa di essere esaustivi.
Holding , Metodo Etodinamico e A.E.R.C.
In questo paragrafo descriveremo
una serie di metodologie di intervento, proposte da autori diversi,
che hanno come denominatore comune una concezione dell'autismo come
conseguenza di un conflitto motivazionale, con eventuale base organica,
e un coinvolgimento diretto (emotivo e corporeo) dei genitori nella
terapia.
Abbiamo presentato, in precedenza,
i contributi di Niko ed Elisabeth Timbergen e di Michele Zappella.
Questi autori partendo inizialmente da concezioni analoghe, che
sottolineavano l'importanza delle componenti ambientali nello sviluppo
dell'autismo, hanno proposto una terapia centrata sull'holding.
L'holding prevede un intenso contatto
corporeo e visivo tra genitore (inizialmente si trattava della madre)
e bambino: il bambino viene tenuto stretto della madre (o a cavalcioni
sulle sue ginocchia, o sdraiato), e costretto a restare in questa
posizione e ad avere una interazione visiva diretta, faccia a faccia
con il genitore. La madre, supportata a volte dal padre e sotto
la guida del terapeuta, abbraccia il bambino stringendolo forte
a sé e proponendogli un intenso contatto degli sguardi.
Zappella (1987a) propone, in questa
fase l'uso del baby-talking, una modalità di rivolgersi al bambino
tipica del linguaggio che si usa con i neonati e i lattanti.
L'obiettivo dell'holding è quello
di attivare una comunicazione diretta tra genitore e bambino. Questa
risulta pressocchè inevitabile: anche il bambino solitamente chiuso
e passivo, può attivarsi improvvisamente, urlare, pronunciare delle
parole o delle frasi coerenti con il contesto.
Il suo rifiuto della relazione, il
suo tentativo di sfuggire, viene positivizzato e gli viene rimandato
come un atto volontario in cui egli si esprime intenzionalmente,
manifestando la sua rabbia.
Man mano che la terapia procede,
e l'holding viene praticato anche a casa, il rapporto tra bambino
e genitore si fa più solido e il paziente, se l'intervento è efficace,
inizia ad interagire in maniera più diretta e meno evitante e, spesso,
inizia anche a parlare nel corso dell'holding (Timbergen e Timbergen,
1984)..
L'holding è stato inizialmente proposto
e praticato da R.W. Zaslow (cit. in Zappella, 1987a) e M.Welch (1984).
Zappella ha recentemente (1992, 1996)
riformulato il senso e la metodologie del suo intervento, superando
di fatto la tecnica dell'holding e proponendo una terapia centrata
sull' attivazione emotiva del bambino e dei genitori. L'intervento
proposto è stato denominato dall'autore terapia di Attivazione Emotiva
e Reciprocità Corporea (AERC).
In questo intervento l'obiettivo
principale rimane, come nell'holding, quello di "ottenere una
relazione diretta e un rapporto collaborativo tra il bambino e i
suoi familiari" (Zappella, 1992, p.57). Ciò richiede che, in
alcune occasioni, si intervenga anche per modificare il sistema
di relazioni in atto nella famiglia, la cui disfunzionalità può
essere di ostacolo al recupero delle potenzialità del bambino.
Il setting in cui si svolge l'intervento
è costituito da una stanza ampia dotata di specchio unidirezionale
e attrezzata per la videoregistrazione. Nella stanza vi deve essere
spazio sufficiente perché il bambino si possa sentire libero di
muoversi e deve essere dotato di attrezzature quali tavolo, sedie,
poltrone o divani, oltre ad un certo numero di giochi.
Al genitore viene proposto di cercare
di stabilire un rapporto con il figlio e di collaborare con lui
ad attività come disegnare, costruire una torre con i cubi, guardare
e denominare delle figure, e altre simili. Il tentativo di stabilire
un rapporto con il bambino viene portato avanti da un genitore insieme
ad uno dei terapeuti, mentre l'altro genitore con l'altro terapeuta
assistono dietro lo specchio. Il terapeuta ha il compito di stimolare,
con il suo comportamento (e non tanto, o non solo, dando delle spiegazioni
razionali), l'attivazione del genitore che in genere è frustrato
dai ripetuti fallimenti sperimentati in passato nel tentativo di
catturare la disponibilità del figlio .
Durante le sedute il genitore sperimenta
anche un'attività di rapporto corporeo e visivo con il bambino,
simile all'holding, in cui però il piccolo paziente non viene trattenuto
forzatamente per un lungo periodo; inoltre il genitore può proporre,
tra un tentativo e l'altro, delle attività motorie che allentino
la tensione e aumentino la collaborazione.
Tra una seduta e l'altra trascorrono
in genere alcune settimane, durante le quali i genitori devono dedicare
circa un'ora al giorno ad attività di gioco e di rapporto diretto
con il bambino analoghe a quelle fatte in seduta.
Riprendendo alcuni principi ispiratori
dell'intervento, citati nel precedente capitolo, possiamo dire che
le attività proposte ai genitori e al bambino hanno lo scopo di
far sperimentare al bambino: a) l'intersoggettività primaria, ovvero
una relazione diretta in cui la comunicazione con l'altro avviene
attraverso un'intenso rapporto visivo e corporeo, così come accade
durante quell'attività simile all'holding, citata precedentemente.;
b) l'intersoggettività secondaria, in cui il rapporto con l'altro
è di collaborazione ed è mediato da un oggetto. In questo caso il
genitore usa dei giochi nel rapporto con il bambino cercando di
ottenere la sua collaborazione.
In tutto l'intervento gioca un ruolo
determinante l'attivazione emotiva che "consiste nel creare
un aumento quantitativo di stimoli specifici, creando in tal modo
una instabilità del sistema nervoso, e poi esponendolo a una situazione
per lui nuova e quindi ridirezionandolo" (Zappella, 1996, p.
77).
L'intervento proposto da Zappella
si avvale anche dell'uso del Metodo Portage, un metodo educativo
di tipo comportamentale, la cui funzione è quella di dare una guida
ai genitori circa le attività più adeguate da proporre al bambino.
Il Metodo Portage inoltre consente di valutare periodicamente i
cambiamenti del bambino nel corso della terapia.
L'AERC viene utilizzata prevalentemente
con bambini in cui il comportamento autistico appare collegato con
un Disturbo depressivo precoce o sono presenti tic complessi e non
emerge un chiaro danno neurologico, anche se per alcuni casi si
è rivelata utile anche in presenza di un danno organico. Questo
tipo di intervento si avvale talvolta di terapie farmacologiche
e di diete particolari (cfr.Zappella 1996, Cap. 11).
Negli ultimi anni Zappella ha anche
introdotto nel suo approccio al trattamento strategie di Comunicazione
Aumentativa e Alternativa, facendo riferimento in particolare al
lavoro di J.M. Cafiero.
Il Programma TEACCH
Il Programma TEACCH è stato messo
a punto, nel corso dell'esperienza ormai trentennale, avviata da
E. Schopler e dai suoi collaboratori, nelle scuole per autistici
dello Stato americano della Carolina del Nord. Questo programma
ha ottenuto un grosso successo anche fuori dagli Stati Uniti, e
si è diffuso negli ultimi anni anche in Europa e in Italia, grazie
alla traduzione di alcuni libri (Schopler et al., 1980, 1983) e
all'attivazione di corsi di formazione.
Il Programma TEACCH comprende numerose
attività di tipo educativo da effettuare con bambini con Disturbi
Generalizzati dello Sviluppo o con disturbi della comunicazione.
L'uso di tali attività va però di
volta in volta contestualizzato ed individualizzato; la messa in
atto di queste attività deve basarsi, in particolare su quattro
criteri, che gli autori chiamano: modello di interazione, prospettive
di sviluppo, relativismo comportamentale e gerarchia di addestramento
(Schopler et al., 1980).
Il concetto di modello di interazione
si riferisce alla necessità di contestualizzare una certa tecnica
di intervento all'interno del sistema di relazioni in cui il bambino
si trova. I bisogni particolari del bambino e il suo potenziale
di apprendimento si possono meglio cogliere nel contesto di interazione
del bambino con il suo ambiente quotidiano di vita, familiare e
scolastico.
Il secondo concetto, quello di prospettiva
di sviluppo sottolinea la necessità che si tenga conto, nel definire
l'intervento riabilitativo, del livello di sviluppo globale del
bambino nelle diverse aree. Si dovrà tenere conto sia delle sue
aree deboli, sia di quelle in cui mostra maggiori capacità.
Con relativismo del comportamento
s'intende descrivere e tenere in considerazione un particolare fenomeno
che si osserva nei bambini con Disturbi Generalizzati dello sviluppo;
quello della difficoltà, a volte impossibilità, a generalizzare,
ad ambiti diversi da quello in cui è stata appresa, una risposta
comportamentale . E quindi importante definire obiettivi educativi
specifici per ogni contesto.
Il concetto di gerarchia di addestramento,
infine, indica la necessità che si definiscano delle priorità tra
i problemi da affrontare con il bambino autistico. L' intervento
educativo dovrebbe cioè essere finalizzato a modificare, in primo
luogo, i comportamenti che mettono a rischio la vita del bambino;
in secondo luogo, quei problemi che riguardano la capacità del bambino
di adattarsi all'ambiente familiare. Quindi, come terza priorità,
c'è l'adattamento al contesto scolastico e, come quarta, l'adattamento
alla comunità extrascolastica.
Una logica conseguenza di quanto
detto finora è che l'intervento educativo deve essere tagliato su
misura per il bambino, la sua famiglia e la sua scuola (Schopler
et al., 1991, p.16). L'intervento riabilitativo si avvarrà pertanto
di una valutazione individualizzata che pone le premesse per la
formulazione di un Progetto psicoeducativo
Il Programma TEACCH è stato costruito
per sviluppare abilità imitative, funzioni percettive, abilità motorie,
capacità d'integrazione oculo-manuale, comprensione e produzione
linguistica, gestione del comportamento (autonomie, abilità sociali
e comportamentali). Il progetto abilitativo deve comprendere obiettivi
che riguardano diverse aree: quelle della comunicazione, del tempo
libero, della autonomie e abilità domestiche, delle abilità sociali
e dell'apprendimento in senso stretto.
La conduzione del programma è affidata
a genitori e insegnanti , che condividono le stesse strategie ed
operano in stretta collaborazione. Medici e psicologi orientano
l'intervento di genitori e insegnanti, tenendo conto del livello
di sviluppo raggiunto dal bambino, del suo contesto di vita quotidiano
e delle propensioni del bambino.
Una parte importante del programma
è rappresentato dalla valutazione, che avviene attraverso tre modalità
diverse. La prima che prevede l'uso test intellettivi e scale standardizzate,
riguarda la valutazione dello sviluppo. La seconda modalità è quella
dell'osservazione dei modelli di comportamento del bambino. La terza
è rappresentata dalla raccolta di informazioni fatta nei colloqui
con i genitori, in cui vengono anche individuate le loro aspettative
nei confronti del bambino e i problemi principali che essi si trovano
ad affrontare. La valutazione dello sviluppo si avvale di uno strumento
specifico chiamato Profilo Psicoeducativo (P.E.P.): il P.E.P. consente
di determinare lo sviluppo del bambino nelle aree dell'imitazione,
della percezione, delle abilità motorie, dell' integrazione oculo-manuale,
e delle capacità cognitive. Accanto al P.E.P. è stato predisposto
un altro strumento chiamato A.A.P.E.P., che viene utilizzato per
la valutazione di adolescenti e adulti autristici.
Le aspettative e gli obiettivi che
ci si attende di raggiungere, per ogni bambino, vengono distinte
in : 1) aspettative a lungo termine, 2) aspettative intermedie tra
3 mesi ed un anno, e 3) gli obiettivi educativi immediati (Schopler
et al., 1991, p.46). Un appropriato intervento dovrà prevedere un
coordinamento tra i tre livelli.
L'intervento dovrebbe inoltre sviluppare
per prime quelle capacità che sono implicite in altre; se, per esempio,
il bambino non ha sviluppato la capacità di imitazione, bisogna
sviluppare prima questa, prima di procedere alla stimolazione del
linguaggio.
La procedura fin qui descritta è
finalizzata alla definizione delle mete educative; il passaggio
successivo è quello di formulare, a partire dalle mete educative
, degli obiettivi educativi specifici. Ciascun obiettivo educativo
specifico viene poi tradotto in attività didattiche, costruite tenendo
conto di tutte le variabili citate in precedenza, sia individuali
che contestuali. Accanto ad attività didattiche specifiche è previsto
l'utilizzo di tecniche di modificazione del comportamento, soprattutto
per quanto riguarda la gestione dei comportamenti problema.
Uno dei princìpi fondamentali dell'intervento
è quello per cui l'acquisizione di abilità da parte del bambino
autistico richiede un adattamento e una modificazione dell'ambiente
di vita del bambino, sia familiare, sia scolastico. E' importante,
in particolare, che l'ambiente di apprendimento sia strutturato
e prevedibile e che le attività che gli vengono proposte siano precise
e, soprattutto per i bambini che non parlano, comprensibili al di
là delle indicazioni verbali. La strutturazione deve riguardare
sia gli spazi sia i tempi di lavoro; per es. possono essere utilizzate
delle immagini che descrivono i vari momenti della giornata, e al
bambino viene insegnato ad associarne ciascuna ad un preciso momento/attività
della sua giornata.
Schopler e collaboratori, forniscono
molti esempi concreti di attività didattiche specifiche, adattate
al differente livello di sviluppo a cui si trova il singolo bambino,
e relative a differenti abilità (Schopler e coll., 1980 e 1983)
La Therapie d'Echange et Developpement
(TED)
Abbiamo visto in precedenza la concezione
dei Disturbi Autistici sviluppata da Lelord, Sauvage e dal gruppo
di Tours. In questo paragrafo affonteremo invece il loro modello
d'intervento
La base di partenza della TED è rappresentata
da alcune ricerche neurofisiologiche che hanno indagato fenomeni
come la associazione sensoriale crociata e l'acquisizione e l'imitazione
libera.
Con associazione sensoriale crociata
si intende quel fenomeno che si osserva quando vengono registrate
le risposte elettroencefalografiche conseguenti ad un suono e ad
uno stimolo luminoso che segue di un secondo il suono. Ciò che si
osserva è che dopo alcune presentazioni di questa coppia di stimoli,
il primo (il suono) evoca una risposta nella zona visiva occipitale,
quella che è solitamente attivata dallo stimolo luminoso. Perché
si verifichi questa associazione non è necessaria alcuna forma di
rinforzo (come per es. il cibo). Si tratta, infatti, di un processo
cognitivo che si realizza spontaneamente, e che è presente, sebbene
in modo irregolare, nel bambino autistico.
Nei bambini autistici, inoltre, si
osserva anche, in certe condizioni il fenomeno dell' acquisizione
libera, non condizionata da alcun rinforzo e non vincolata dalla
presenza, in sede di apprendimento, di una sequenza temporale predefinita.
Accanto alla presenza dell'acquisizione
libera, si osserva anche quella di imitazione libera: questa è stata
dimostrata attraverso una registrazione elettroencefalografica fatta
con bambini che guardano un filmato in cui vengono proiettati movimenti
ginnici. Si osserva che durante la percezione dei movimenti ginnici
avvengono delle modificazioni elettroencefalografiche nelle aree
motorie del soggetto, sincronizzate con i movimenti proiettati sullo
schermo (cfr. Barthelemy et al., 1995, p. 14). Il bambino autistico
sarebbe in possesso, secondo questi autori, di una capacità di imitazione
libera, sebbene poco strutturata.
I risultati di queste ricerche mettono
in evidenza una curiosità fisiologica naturale, la tendenza biologica
ad associare, comprendere e ricercare dei significati (ibid., p.
15). Il terapeuta deve organizzare il setting e le attività da proporre
al bambino tenendo conto di queste capacità che anche il bambino
autistico possiede, seppur in misura ridotta e non strutturata.
Da queste premesse Barthelemy, Hameury
e Lelord (1995) traggono i principi ispiratori della TED, che attraversano
tutte le attività proposte al bambino, che come abbiamo visto puntano
a sviluppare le diverse funzioni psicofisiologiche (cfr. Lelord,
Sauvage, 1994). Questi principi sono stati definiti dagli autori:
la "tranquillità", la "disponibilità" e la "reciprocità"
(Barthelemy et al., 1995, p15-17).
Con tranquillità si intende definire
in particolare il setting in cui ci svolge l'intervento. Questo
è, in genere, costituito da una stanza di dimensioni limitate, spoglia,
in cui sono presenti un tavolo e due sedie. Spesso è presente uno
specchio unidirezionale che consente l'osservazione diretta della
seduta. In questa stanza domina la calma e non si avvertono rumori
esterni disturbanti. La principale fonte di interesse per il bambino
è data dal terapeuta che, attraverso una modalità di interazione
esclusiva ed attenta, gli propone un'attività o un gioco alla volta.
Questa organizzazione del setting
ha lo scopo di favorire al massimo l'attenzione del bambino e la
sua decodifica dei messaggi, riducendo al minimo la presenza di
stimolazioni distraenti o confusive.
La disponibilità del terapeuta (secondo
principio) è finalizzata a facilitare l'apertura del bambino verso
il mondo esterno e a favorire la sua naturale curiosità. I tentativi
del bambino di rompere il suo isolamento sono incoraggiati e si
cerca di sviluppare la sua iniziativa spontanea; anche la più piccola
manifestazione di attenzione da parte del bambino viene incoraggiata.
La reciprocità si esplica attraverso
giochi ed attività che comportano uno scambio di oggetti, di gesti,
di vocalizzazioni, di emozioni ecc., tra terapeuta e bambino. Lo
scopo della reciprocità è quello di stimolare la comunicazione.
Le attività che vengono proposte
al bambino sono quelle contenute nel Progetto educativo individuale,
basato sull'analisi funzionale , e riguardano l'attenzione, la percezione,
l'associazione, l'intenzione, la motricità, la capacità di contatto
e la comunicazione. Il progetto terapeutico complessivo, che può
prevedere anche cure mediche e interventi di operatori diversi,
viene definito da tutti i membri dell'équipe che hanno partecipato
alla valutazione, e concordato con la famiglia. Il coinvolgimento
attivo della famiglia è un'altra delle caratteristiche fondamentali
della TED.
Sono previste verifiche periodiche
tra i membri dell'équipe, che si avvalgono delle videoregistrazioni
delle sedute (cfr. Barthelemy et al., 1995, p.146) e della valutazione
fatta attraverso l'uso di scale appositamente costruite (ibid. p.
79).
L'intervento viene condotto nel contesto
di un "Hopital de Jour", e prevede l'inserimento in gruppi
ed attività (come per esempio, la scuola materna) interni alla struttura
ospedaliera.
La TED viene condotta preferibilmente
nel setting classico descritto sopra; può però svolgersi anche in
altri ambiti, fatti salvi i principi generali della tranquillità,
disponibilità e reciprocità. La stanza della logopedia, quella di
psicomotricità, o in casi particolari l'acqua di una grande vasca
da bagno, possono essere altrettanti luoghi in cui la TED viene
condotta.
L'intervento può anche essere condotto
con due bambini contemporaneamente, qualora lo scopo principale
sia di favorire la socializzazione. Queste situazioni, in genere,
vengono attivate dopo che è stata fatta una TED classica, con bambini
che hanno ancora problemi di socializzazione, spesso con componente
aggressiva. Al bambino viene affiancato un altro bambino con analoghe
capacità, bisognoso di sviluppare la comunicazione, ma più calmo.
Alla TED vengono affiancati interventi
con gruppi più allargati di bambini, ma anche in questo caso i principi
ispiratori dell'intervento sono quelli visti in precedenza . Il
contesto in cui si svolge questo intervento dovrà essere rassicurante,
prevedibile, con precise sequenze temporali, stabile.
Psicoanalisi e terapia delle psicosi
infantili
Il problema posto dalla psicoterapia
delle psicosi infantili ha suscitato l'interesse degli autori psicoanalitici,
ben prima della descrizione, da parte di Kanner dell'autismo infantile.
Già nel 1930, infatti M. Klein scriveva che uno dei compiti principali
dell'analisi infantile doveva essere anche quello di studiare e
curare le psicosi dell'infanzia (Klein, 1968) .
La Mahler (1972), partendo dalle
sua distinzione tra psicosi autistiche primarie e psicosi simbiotiche
individua alcuni princìpi nella cura analitica dei bambini psicotici.
Il primo obiettivo terapeutico sarà
secondo la Mahler quello di coinvolgere il bambino in una "esperienza
simbiotica correttiva" (Mahler, 1972, p. 169) che consenta
al bambino, nel corso di un periodo di tempo piuttosto lungo, di
pervenire ad un livello più alto di rapporto con l'oggetto, rivivendo
anche le precedenti fasi dello sviluppo.
Ciò può essere conseguito se il bambino
ripercorre le varie tappe di sviluppo (presimbiotica, simbiotica
e di separazione - individuazione) con il supporto di un terapeuta
che funga da Io ausiliario. Il terapeuta dovrà anche fornire al
bambino quelle funzioni dell'Io che servono a proteggerlo dalla
eccessiva stimolazione proveniente dall'esterno e, al contempo,
dagli stimoli interiori minacciosi.
Il bambino psicotico si trova su
uno stato di panico e angoscia in cui emerge la paura della perdita
dei confini dell'Io e l'incapacità di contenere l'aggressività .
Il terapeuta dovrà porre dei limiti al bambino, soprattutto ai suoi
impulsi aggressivi ed autodistruttivi, per es. intervenendo ed aiutandolo
nell'organizzare meglio un gioco che tende ad essere frammentario
e incomprensibile. Può inoltre svolgere, con il bambino una funzione
pedagogica:
Secondo la Mahler, per il bambino
autistico é più adatta la terapia individuale, necessaria per farlo
uscire dal suo isolamento. Certi interventi pedagogici non potranno
essere proficui fino a quando il bambino non avrà cominciato a sviluppare
un qualche tipo di rapporto simbiotico. Ciò non vale per il bambino
primariamente simbiotico che sarà in grado di trarre profitto dagli
interventi educativi non appena saranno scomparse le sue tipiche
reazioni di panico e sarà pronto per instaurare rapporti diversificati
che sostituiscono lo stato di fusione con la madre.
Partendo dalle profonde reazioni
di panico che spesso i bambini autistici hanno di fronte al tentativo
di rompere il loro isolamento, la Mahler suggerisce di cercare di
trarre fuori dall'isolamento il bambino con l'aiuto della musica,
usando stimolazioni piacevoli dei suoi organi sensoriali, utilizzando
oggetti inanimati; non usando, quindi l'approccio diretto soprattutto
quello corporeo.
La Mahler ha proposto, in particolare
per le psicosi simbiotiche, un metodo terapeutico che vede la presenza
della madre accanto al bambino e al terapeuta. Questi sono impegnati
in sedute della durata di 2 o 3 ore durante le quali la madre e
il terapeuta operano congiuntamente per la riabilitazione del bambino.
Il coinvolgimento della madre é una delle differenze sostanziali
tra il modello terapeutico della Mahler e quello di un altro importante
autore psicoanalitico, B. Bettheleim. Quest'ultimo ritiene invece
opportuna la separazione del bambino dalla madre e la cura in una
istituzione appositamente predisposta (Bettheleim, 1976).
L'obiettivo della terapia è quello
di evitare che il bambino si ritiri in una posizione difensiva autistica.
Deve essere incoraggiato a rivivere
con un sostituto di madre un rapporto esclusivo simbiotico-parassitico,
più gratificante, anche se regressivo. Questo rapporto deve essere
liberamente messo a disposizione del bambino e diventare per lui
una difesa nel periodo in cui deve uscire dal circolo vizioso del
suo deformato rapporto con la madre.
(Mahler, 1972, p.193)
La Mahler propone pertanto un modello
di terapia che, per la psicosi simbiotica in particolare, tiene
unita la diade madre-bambino e si differenzia da quello classico
dell'analisi infantile.
Manzano e Palacio Espasa (1983) ritengono
che l'intervento della Mahler, così come della maggior parte degli
autori nord-americani, tende a concentrarsi su un'esperienza emozionale
correttiva e non tanto, o comunque in minor misura, sull'analisi
del transfert. Quest'ultima impostazione viene per esempio sviluppata
da F.Tustin e da altri autori kleiniani che, appunto, centrano la
loro procedura terapeutica sull'analisi del transfert (per un approfondimento
di questa impostazione , si rimanda ai due lavori classici di F.
Tustin, del 1972 e del 1981).
Negli ultimi anni , alcuni autori
di scuola psicoanalitica hanno sottolineano la necessità che la
presa in carico del bambino sia precoce e preveda accanto alla psicoterapia
psicoanalitica individuale, altri interventi, farmacologici ed educativi,
che tengano conto della eterogeneità dei quadri mostrati dai bambini
autistici (cfr. Di Cagno e Rigardetto 1991 ).
La terapia familiare sistemica
Nella sezione "Concezione delle
psicosi infantili", abbiamo descritto l'ipotesi che A.M. Sorrentino
e il gruppo della Selvini Palazzoli fanno circa l'insorgere delle
psicosi dell'infanzia e dell'adolescenza.
L'intervento terapeutico proposto
dalla Sorrentino ricalca l'ipotesi sistemica sul disturbo psicotico,
anche se comprende metodiche diverse rispetto agli interventi più
strettamente psicoterapici utilizzati per l'adolescente e il giovane
adulto (cfr. Selvini Palazzoli et al, 1988).
La terapia familiare proposta nel
caso del bambino psicotico ricalca in parte quella per l'adolescente,
in particolare nella sequenza con cui vengono coinvolti i membri
della famiglia nucleare e di quelle d'origine.
Nella prima seduta vengono coinvolti
i membri della famiglia nucleare e un membro significativo della
famiglia estesa, convocato sulla base. delle informazioni raccolte
nel corso della prima telefonata. In genere, il membro della famiglia
estesa che veniva convocato era la nonna materna. Questa scelta
può apparire una logica conseguenza di quella che è stata descritta
come una tipica dinamica di queste famiglie, in cui il rapporto
tra madre e nonna materna è spesso disturbato e vede continue interferenze
della seconda nelle funzioni materne della prima .
Nella prima seduta, la presenza di
un membro della famiglia estesa consente di mettere a fuoco la frequente
interferenza delle famiglie d'origine nell'interazione della famiglia
nucleare e inoltre rappresenta il contesto ideale per far emergere
l'eventuale "predizione negativa" circa l'esito del matrimonio
della coppia (vedi sezione precedente) .
Al termine della prima seduta il
membro della famiglia estesa che ha partecipato viene ringraziato
per la collaborazione e congedato, con l'invito esplicito di far
cessare le interferenze e le pressioni psicologiche che, come emerso
dalla seduta, possono disturbare la normale funzione genitoriale
della coppia.
Nella seconda seduta sono presenti
solo i membri della famiglia nucleare, compreso il bambino "paziente
designato". Questa seduta è dedicata all'approfondimento del
rapporto di coppia e al rapporto di ciascun membro con il piccolo
paziente.
Il bambino è in grado di fornire
informazioni importanti con il suo comportamento, anche se non parla
e appare chiuso nel suo mondo . E' infatti frequente che il bambino
privilegi il rapporto con uno dei genitori e intervenga disturbando
, in momenti particolarmente significativi delle sedute.
Ciò consente al terapeuta di ridefinire
il bambino come attore del gioco familiare, dotato di intenzionalità.
Questa definizione sostituisce quella di bambino malato e passivo
anche se, in genere, non viene accettata senza obiezioni o resistenze
dai genitori.
La fase centrale della terapia vede
la sola presenza dei genitori; in queste sedute il terapeuta cerca
di mettere più chiaramente in relazione il disturbo del bambino
con la situazione di "stallo" relazionale della coppia
(cfr. Selvini Palazzoli et al., 1988). Ciò implica anche un lavoro
personale su ciascun genitore, finalizzato a comprendere meglio
come il suo modo di rapportarsi al partner sia in buona misura determinato
dai rapporti instaurati in passato con le famiglie d'origine.
La presenza dei soli genitori in
questa fase della terapia sottolinea, in maniera pragmatica, che
il lavoro terapeutico è diretto soprattutto a loro. Vengono inoltre
proposte alcune consegne ai genitori, che riguardano attività da
fare con il bambino.
Una attività proposta che si è mostrata
particolarmente utile è un periodo quotidiano di holding, cioè di
rapporto forzato con il bambino in cui il genitore (in genere la
mamma), abbraccia fortemente il figlio costringendolo ad un rapporto
corporeo e visivo intenso. A questa attività il bambino, soprattutto
all'inizio, in genere si oppone, mostrando un 'intenzionalità ed
un'energia solitamente non espressa.
E' a questo punto della terapia con
la coppia che, secondo la Sorrentino, diviene opportuno offrire
al bambino interventi riabilitativi individualizzati, sia sul versante
dell'apprendimento, sia su quello delle competenze sociali.
L'armonizzazione di questi interventi
riabilitativi rivolti al bambino, con la terapia della coppia genitoriale,
è un presupposto indispensabile per giungere ad un miglioramento
della sintomatologia e, in alcuni casi, alla guarigione.
Accanto al modello terapeutico della
Sorrentino e del gruppo della Selvini Palazzoli, vanno menzionate
altre metodologie che, sempre all'interno di un quadro teorico di
tipo sistemico, sono state proposte da autori diversi (Cancrini
et al. 1989, Quinzi, Dentale, 1992) che fanno capo alla scuola di
terapia familiare di Luigi Cancrini (Cancrini, 1995). Questi autori,
che non approfondiamo in questo lavoro, propongono un modello di
intervento familiare in cui vengono utilizzate tecniche della terapia
familiare strutturale (Minuchin, 1981) e di quella strategica (Haley,
1963), accanto ad altre, come l'holding, mutuate dal modello etodinamico
.
Terapie farmacologiche
a cura di E. Peloso e P. Vinai
Le scarse conoscenze sulle basi neurofisiologiche
dello autismo , fanno sì che l' approccio farmacologico a questa
patologia sia principalmente sintomatico : volto a favorire comportamenti
più adeguati e socialmente accettabili , modificandone alcuni particolarmente
disfunzionali . Gli psicofarmaci rappresentano perciò , in un piano
terapeutico centrato sull' approccio riabilitativo alla patologia
, un elemento di supporto , facilitante un intervento più vasto
al quale non si possono sostituire .
La molteplicità fenomenica dell'
autismo e le scarse cognizioni sulla sua patogenesi , giustificano
i molteplici tentativi terapeutici con sostanze farmacologicamente
anche molto diverse tra loro , di cui si è cercato di volta in volta
di sfruttare l' attività specifica su di un sintomo : disturbi dell'
umore , stereotipie , aggressività , scarsa attenzione ed alterazioni
del sonno .In quest' ottica , funzionale più che neuro biologica
, non abbiamo raggruppato i farmaci in base alle diverse caratteristiche
biochimiche , ma a seconda della sintomatologia verso la quale si
sono dimostrati più efficaci .
L' impiego di queste molecole in
età evolutiva richiede particolari attenzioni ; per la possibile
incidenza di effetti collaterali , potenzialmente anche gravi ,
il loro uso deve essere perciò molto oculato utilizzando il minimo
dosaggio efficace .
Va sorvegliata l' eventuale insorgenza
di modificazioni iatrogene del comportamento : (apatia , irritabilità
, peggioramento prestazionale, sedazione ecc. ) , che spesso insorgono
anche in assenza di altri effetti collaterali ; in questi casi andrà
attentamente valutato il rapporto danno \ beneficio della terapia
in questione .
Disturbi dell' umore
La Carbamazepina , si è dimostrata
efficace in casi clinici caratterizzati da oscillazioni dell' umore
con fasi ipomaniacali .Per i suoi numerosi effetti collaterali ,
epatici , ematologici ( rischio di anemia aplastica , piastrinopenia
, agranulocitosi ) , l' FDA Americano non ne ammette l' uso in questa
indicazione .
In letteratura inoltre compaiono
alcune segnalazioni di un'azione migliorativa sulla apacità attentiva,
di comunicazione, sulla relazionalità e sul tono dell'umore grazie
l'impiego della Lamotrigina a dosi di 200mg / die.
Anche il Valproato, si è dimostrato
efficace in questi soggetti , controllando il tono dell' umore ,
a dosaggi inferiori o uguali a quelli utilizzati nella terapia anti
convulsiva .Richiede un monitoraggio della funzionalità epatica
perchè potenzialmente epato tossico .
Gli studi sulla Fluoxetina, inibitore
selettivo del reuptake della serotonina , a dosaggi da 0.2 a 1.4
mg \ die e la Paroxetina a dosi di 10 - 20 mg\die ne provano l'
efficacia sui sintomi " depressivo - simili " sull' evitamento
sociale e sullo sviluppo del linguaggio.
Gli effetti collaterali , agitazione
, insonnia , anoressia , dimagramento , pur presenti , sono più
evidenti nei soggetti che non traggono giovamento dal' utilizzo
di queste molecole e comunque scompaiono rapidamente con la sospensione
del farmaco .
La Clomipramina un antidepressivo
triciclico , è stata usata con qualche risultato , ma il suo utilizzo
è limitato dagli effetti collaterali , sopratutto a livello cardiologico
e dall' abbassamento della soglia convulsivante .
Il Carbonato di Litio, che sembra
facilitare la trasmissione serotoninergica , a livello dell' ippocampo
e stabilizzare i recettori dopaminergici pre e post sinaptici ,
è stato utilizzato con questa indicazione , nonostante i suoi notevoli
effetti collaterali , ( leucocitosi con linfo penia , diminuzione
della tiroxina , alterazioni dell' ECG , disturbi gastro enterici
) e la necessità di monitorizzarne , settimanalmente all' inizio
e poi mensilmente , la concentrazione sierica per la stretta "
finestra terapeutica " del farmaco .
Stereotipie ed irritabilità
L' Aloperidolo, e la Pimozide, due
neurolettici inibitori dei recettori dopaminici D2 , si sono dimostrati
utili in queste indicazioni e nel migliorare l' attenzione del soggetto
.
A volte sono efficaci sui tics ,
il dosaggio consigliato per la Pimozide è di 1 mg ( 1\4 di cpr.
) al mattino , nel bambino fino ad 1 mg per 2 nell' adolescente
; non dev' essere somministrata la sera perchè può provocare insonnia
; può avere effetti extra piramidali .
Utilizzati inizialmente per ridurre
l' aggressività auto o etero - diretta , questi farmaci spesso non
si sono però dimostrati di efficacia pari alle previsioni, tanto
da consigliare piuttosto l' uso , in caso di emergenza , della Tioridazina
o , se il caso lo richiede , della più sedativa Promazina, limitatamente
al periodo di acuzie . Ne è sconsigliabile l' uso prolungato per
il rischio di rallentamento cognitivo , diminuzione dell' attenzione
, sedazione ed aumento di peso .
Il rischio di discinesie tardive
da neurolettici , secondo alcuni studi , è maggiore se il soggetto
è già affetto , come in questi casi , da alterazioni del movimento
precedenti l' inizio della terapia .Non va dimenticato , anche se
raro in età pediatrica , la possibilità di insorgenza dell' ipertermia
maligna , rara ma dall' esito spesso infausto.
Il Rispedirone (antipsicotico atipico
antagonista sia serotoninergico che dopaminergico) é stato anche
sperimentato in età evolutiva a dosi di 0,02 - 0,05 mg / Kg / die
sotto ai 10 anni di età e 0,14 mg / Kg die negli adolescenti. E'
segnalata diminuzione dell'aggressività, dell'ipercinesia dei disturbi
del ritmo sonno - veglia e della masturbazione. Gli effetti collaterali
rilevati sono la sedazione, (di solito temporanea) sintomi extrapiramidali
e incremento ponderale.
Un altro neurolettico atipico di
recente introduzione con azione antagonista verso i recettori della
serotonina e della dopamina é l'Olanzapina. I pochi studi, ancora
in corso, sull'uso dell'Olanzapina in bambini con differenti diagnosi,
tra le quali disturbi psicotici non meglio specificati a dosaggi
di 0,22 mg/Kg/die, riferiscono miglioramenti nella regolarità del
ritmo sonno-veglia e nel controllo dell'aggressività. Gli effetti
collaterali finora riportati sono sedazione, incremento ponderale
e acatisia.
Il Naltrexone , un antagonista degli
oppioidi endogeni , è stato sperimentato a dosaggi di 0,5 mg\ kg
per poche settimane in bimbi molto auto-aggressivi , senza peraltro
dimostrare una particolare efficacia , salvo la riduzione dell'
iperattività .
La Clonidina, un agonista dei recettori
a2 adrenergici utilizzato come anti ipertensivo , si è dimostrato
molto efficace nel controllo delle crisi di rabbia , utilizzato
nell' adolescente a dosaggi non ipotensivi , iniziando da 0,05 mg\
die e salendo fino al controllo del sintomo , ( 0,05 mg 2- 3 volte
al dì ) .Gli effetti collaterali sono molto scarsi e ne è possibile
l' uso continuato a dosaggi bassissimi ( anche 0,02 mg\die ) . A
causa della scarsa sperimentazione l' FDA non ne ammette l' uso
in questa indicazione .
Anche un b bloccante , il Propranololo,
è utilizzato negli U.S.A. per il controllo delle crisi di rabbia
a dosaggi elevati ( 600mg\die nei bambini 1500 mg nell' adolescente
) , somministrabili gradualmente e soltanto in ambiente ospedaliero
; l' FDA ne sconsiglia l' uso sotto i 12 anni di età. I suoi effetti
collaterali ,ipotensione e bradicardia , richiedono un monitoraggio
della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa ; è controindicato
nel soggetti asmatici per il rischio di crisi dispnoiche .
Disturbi dell'attenzione
La Fenfluramina, che riduce il livello
ematico di serotonina , ha dato modesti risultati , contestati da
alcuni autori , sull' iperattività e sul disturbo di attenzione
.
Essendo normalmente utilizzata come
anoressizzante provoca calo dell' appetito e del peso, oltre a disturbi
gastro enterici ed a volte irritabilità ed insonnia ; non va perciò
somministrata la sera .
La Pemolina , può controllare , utilizzata
per brevi periodi , i disturbi dell' attenzione e l' iperattività
, anche se può peggiorare i tics eventualmente presenti .
Alterazioni del sonno
La Melatonina ha contribuito in alcuni
casi al miglioramento del sonno , al rasserenamento dell' umore
, alla diminuzione delle stereotipie anche per periodi discretamente
lunghi dopo la sospensione del farmaco senza che si siano manifestati
rilevanti effetti collaterali .
Coadiuvanti metabolici
La Vitamina B 6 ,è utilizzata a 15
mg\kg\die , tentando di sfruttarne l' effetto di coenzima nel metabolismo
di vari neuro trasmettitori , ( serotonina , dopamina ed altri )
; anche il Magnesio è stato utilizzato a dosaggio di 5 mg\kg\die
, con risultati non sempre convincenti.
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Dott. G.M. ARDUINO, Dott.ssa E. GONELLA
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Responsabile: Dott. Franco FIORETTO
ULTIMO AGGIORNAMENTO: AGOSTO 1999
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