INSERIMENTO SCOLASTICO

0 Pubblicato da lun, 29 aprile 2013, 10:18

PROBLEMATICHE E POSSIBILITÀ EDUCATIVE
DEI SOGGETTI AUTISTICI

Ida Basso – Romeo Lucioni

AUTISMO, SCUOLA E FORMAZIONE CONTINUA

La complessità della società moderna impone, all’inizio del terzo millennio, un approccio differente di fronte alla cultura, all’educazione ed alla necessità di formazione poiché ha portato a dover affrontare seriamente anche il tema della casualità che ancora sembra sfuggirci o cerchiamo, istintivamente, di allontanarlo dalla nostra struttura mentale.

Resta poi la difficoltà derivata dal continuo e, a volte, assillante esplodere delle conoscenze che progredisce vertiginosamente con la concorrenza tra stampato e telematico che prospetta la possibilità, quasi megalomanica, di arrivare a diffondere le nuove idee nel momento stesso in cui si producono o, addirittura, si stanno progettando.

Tutti possiamo sperimentare che la conoscenza si trasforma nel giro ormai di pochi mesi proprio perché siamo sempre più abituati ad ampliare la ricerca in vari paesi (informazione globale) ed anche ad aspettarci di trovare editato proprio ciò che si sta ancora dibattendo.

Solo una apertura mentale che permetta l’accettazione di diversi punti di vista e l’accoglimento di esperienze multidisciplinari (con il conseguente dilatarsi della cultura) può sviluppare unperfezionamento continuo.

Sotto tali imputs la formazione diventa formazione continua e solo questa può aspirare ad essere considerata formazione integrale di qualità.

L’educazione, quindi, come paradigma di sviluppo e di crescita , basa ormai la sua qualità fondamentale sulla circolazione del conoscere e ogni Centro Educativo, di qualsiasi livello, deve costituirsi, in questo contesto, come scenario critico e di dibattito.

Quando si affronta un autistico (disturbo pervasivo dello sviluppo) bisogna ricordare che si tratta di un disabile grave, lavorando con il quale non si possono aspettare risposte scontate o automatiche, né riferibili ad auto-apprendimento.

PROBLEMI DA AFFRONTARE

difficoltà a motivare il disabile

disturbi comportamentali

ritiro autistico

ipercinesie

crisi di frustrazione con: ipertono

pianto

grida

instabilità

agitazione

irrequietezza

irritabilità

uso ossessivo, indiscriminato e afinalistico degli oggetti

imposizione della propria presenza che presuppone il desiderio di distogliere compulsivamente l’altro dalla sua occupazione

attenzione centrata su ciò che ha scelto senza rispettare il significato dell’informazione globale che viene dal setting

difficoltà a strutturare autonomie

impossibilità di apprendere dall’esperienza

scarsissima motivazione a comunicare (espressione e comprensione) poiché manca una corretta intenzionalità relazionale

assenza di mimica, gestualità e sguardo diretto

condotta di evitamento e di chiusura relazionale

LAVORO DI RETE:

Scuola – Consiglio d’ Istituto, Consiglio di Classe, insegnanti curriculari e di sostegno

Centro di informazione e di sostegno per l’handicap

Genitori

ASL

Comune – obiettore di coscienza o altro sostegno

Centro specializzato per la terapia

Associazioni di volontariato sociale

OBIETTIVI DEL LAVORO DI RETE:

terapia: raggiungimento dei pre-requisiti per l’inserimento nella scuola e supporto alle famiglie

sostegno: acquisizione di pre-requisiti scolastici per l’inserimento nella classe

supporto all’handicap: erogazione di formazione e di aiuto ai docenti ed ai famigliari

genitori: disponibilità ed assoluto supporto al lavoro di rete

volontariato: disponibilità all’inserimento sociale e aiuto per la realizzazione degli obiettivi (trasporto, ecc.)

ASL e Istituzioni: aiuto sugli obiettivi

LUOGHI E TEMPI DI LAVORO:

nel centro per la terapia

nella scuola

nel doposcuola

negli spazi sociali

MODALITÀ DI ATTUAZIONE

presa in carico globale (non assistenziale, né terapeutica, ma educativa)

valutazione individualizzata:

età cronologica

linguaggio

psicomotricità

disegno spontaneo

tenuta

iniziativa

individuazione di aree di intervento per stilare un programma educativo

NEL LAVORO CON GLI AUTISTICI

RICORDARE:

gli affetti circolano meglio dei concetti;

bisogna tenere sotto controllo il funzionamento psichico:

notare i moti affettivi

riconoscere come fatti ordinari diventino motivo di reazioni inspiegabili;

mantenere un’attenzione tenace alle sfumature, ai piccoli segni, agli spostamenti anche inavvertiti degli oggetti;

avvertire situazioni esterne, interne o transferali per sottolineare le emozioni che provocano l’isolamento;

essere propositivi e direttivi (senza titubanze) senza accettare capricci o imposizioni esagerate;

non accettare né sottovalutare espressioni autolesive o aggressive: usare il NO

ricordare che, ogni qual volta l’autistico cerca di uscire dal suo stato, le parti più primitive e vulnerabili dell’Io entrano in contatto con oggetti e con le altre parti più robuste, determinando uno stato di estrema delicatezza e vulnerabilità;

l’autistico ha preclusa, in sé, la capacità di simbolizzare per cui deve sempre tornare all’esperienza concreta per creare proto-pensieri e/o pensieri;

in questi bambino è cruciale il sentimento di trovarsi di fronte ad un Altro Onnipotente; a qualcuno “immensamente forte” che determina la sensazione profonda ed angosciante della possibilità di essere “annientato”.

LA SCUOLA E L’AUTISMO

PRESUPPOSTI TEORICI

lo sviluppo cognitivo presuppone una adeguata crescita delle funzioni psico-mentali supportate dalla relazione e dalla socializzazione;

il compito educativo-formativo risulta arduo se non sono stati raggiunti precisi pre-requisiti attraverso una adeguata terapia;

lo sforzo educativo deve integrarsi in un lavoro compartecipato con la famiglia, le istituzioni e l’intervento terapeutico.

FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI

essere allenati ad una osservazione clinica per ricercare le necessità sulla base di una valutazione diagnostica strutturale e funzionale;

cercare le migliori strategie su base relazionale che permettano lo sviluppo dell’autocoscienza e dell’autovalorizzazione;

disegnare interventi finalizzati alla stimolazione sensomotoria, all’integrazione emotivo-affettiva, al sostegno ed al raggiungimento di una autonomia personale e sociale;

“aprire le porte al cognitivo” attraverso l’acquisizione di:

senso di sé e delle proprie potenzialità funzionali;

autosoddisfazione (giocare per giocarsi!)

autocoscienza ed autovalorizzazione;

sviluppare ed armonizzare il contesto perché risulti mediatore di cultura nello sviluppo affettivo, sociale e cognitivo;

porre enfasi sulle potenzialità psico-mentali (meccanismi psichici) e sulle competenze cognitive (strategie di apprendimento) come mezzi per raggiungere l’autonomia e risaltare le potenzialità;

conquistare e sviluppare i processi cognitivi insiti nell’autonomia personale e sociale e nella qualità di vita.

Il “mestiere” di insegnare non è facile e occorre esercitarlo:

con disponibilità

con gratificazione

ricordando il fine (cosa si vuole ottenere)

ed il metodo (come ottenerlo)

cercando di adeguarsi alle esigenze di ogni alunno

procedere per nodi e per mappe, in cui il prima ed il dopo abbiano un significato di “diversità

attuando una didattica di percorsi (preparati e studiati) che prevedano anche cambiamenti di “sceneggiatura“:

accogliendo i suggerimenti espliciti ed impliciti degli alunni;

intervenendo a proporre e a determinare cambiamenti di quelli da loro proposti.

Attraverso la ricerca di soluzioni didattiche concrete, modificabili, creative ed interattive è importante:

cercare sempre di:

attirare e dirigere l’attenzione

stimolare la tenuta

sviluppare l’iniziativa

accrescere la conoscenza

favorire la memorizzazione

coordinare l’apprendimento

sottolineare i successi con la gratificazione.

evitare:

la noia;

la perdita di novità e di prospettiva (c’è sempre qualcosa di nuovo)

la pigrizia

la delusione

la rinuncia

attraverso soluzioni didattiche concrete, modificabili, creative ed interattive.

LA CREATIVITÀ

La creatività nell’insegnamento rispecchia la realizzazione duttile ed interattiva di un percorso che non perda di vista gli obiettivi; comporta l’uso di strumenti “rigorosi” sulla base di una “… appropriazione profonda delle competenze” e di un raggiunto equilibrio tra norma e trasgressione.

Non è l’obiettivo dell’insegnamento, ma uno dei mezzi per raggiungerlo e necessita di:

rimozione di insicurezze, paure, proiezioni, emozioni ed affetti negativi;

capacità di combinare modelli diversi (teoria di Vigotsky);

possibilità di accettare la sfida cognitiva di situazioni-problema: pensiero produttivo (concezioni neo-piagetiane).

Valutazione, in termini formativi e sommativi, per strutturare:

capacità di crearsi un repertorio di modelli testuali e di strategie comunicative da utilizzare in contesti differenti;

capacità di sperimentare e di cimentarsi;

soddisfazione nel risolvere situazioni-problema.

L’alunno diventa un costruttore attivo di un apprendimento individualizzato e collaborativo, favorito dalla flessibilità: gioco-studio-lavoro

utilizzando:

scrivania personale;

luoghi finalizzati all’educazione.

determinando un rapporto che:

crea un modello di identificazione psicologica con il docente (O.K.);

raggiunge una consapevolezza epistemica;

acquista competenza “narratologica”.

Sviluppando:

autovalutazione;

autovalorizzazione.

LA SCUOLA NEI CONFRONTI DEGLI AUTISTICI

Può godere di situazioni favorevoli:

diagnosi precoce

terapia adeguata ed iniziata al più presto

lavoro di rete (supporti ed interventi protesici)

genitori attivi e collaboranti

valide strutture (ambienti adeguati ad un lavoro autonomo di stimolazione sensomotoria e di integrazione emotivo-affettiva)

Deve adeguarsi a situazioni sfavorevoli:

imposizione di un funzionamento prescrittivo rigido

limitazioni ed insufficienze per un apprendimento naturale

mancato sviluppo delle potenzialità psico-mentali sulla base di una scarsa maturazione strutturale e funzionale (destrutturazione della coscienza e impossibilità alla rappresentazione simbolica).

Valuta i risultati tenendo conto di:

strutturazione e rispetto del metodo

pianificazione delle attività

integrazione delle diverse figure educative

relazione con il Centro per la terapia specifica per il controllo del raggiungimento dei pre-requisiti per l’inserimento nella scuola

interazione con il Centro di Sostegno Handicap

valutazione dei risultati su obiettivi parziali di integrazione e di socializzazione

controllo del raggiungimento dei pre-requisiti

PREREQUISITI PER L’INSERIMENTO SCOLASTICO

DEVONO ESSERE RAGGIUNTI MEDIANTE L’INTERVENTO TERAPEUTICO

CAPACITÀ DI

relazione con diverse figure di riferimento

integrazione in piccoli gruppi di coetanei

tenuta sul lavoro

concentrazione sugli obiettivi

possibilità di cambiamento delle attività e degli esercizi

sviluppo psicomotorio (coordinare i movimenti, correre, saltare, ecc.)

controllo dei bisogni fisiologici

INSERIMENTO SCOLASTICO:

A- inserimento nella scuola

B- inserimento nella classe

A – Nel primo anno è fondamentale favorire un corretto inserimento nella scuola abituando il bambino a rispettare le regole, a lavorare, ad avere tenuta sui compiti, ad integrarsi nel gruppo dei coetanei.

Tale lavoro è svolto principalmente dall’insegnante di sostegno che deve stabilire con il disabile un rapporto diretto, fungere da “Io-ausiliario” e quindi essere punto di riferimento ed “O.K.” – ponte affettivo per poter sviluppare le potenzialità ed acquisire le capacità affettivo-relazionali e cognitivo-intellettive

La relazione comincia con una sola persona (insegnante di sostegno) nell’edificio scolastico.

SVILUPPARE:

apprendimento naturale , quello cioè generato spontaneamente dal contesto sociale;

situazioni favorenti l’acquisizione di contenuto e di significati;

attività spontanee come:

gioco che guida atteggiamenti esplorativi e di verifica della realtà e delle potenzialità individuali;

imitazione che favorisce l’emulazione dei modelli;

narrazione che valorizza la relazione e stimola la memorizzazione.

uso di esercizi intrapresi con:

spirito ludico (fattore b)

sfida intellettuale (fattore c)

per creare strategie testuali sempre più complesse e combinabili (fattore a).

OBIETTIVI:

1- raggiungere l’autonomia

lavarsi le mani, i denti, il viso

vestirsi da solo

allacciarsi le scarpe (fare nodi)

attraversare la strada da solo

usare le forbici

incollare

usare la cucitrice

leggere l’ora sull’orologio

conoscere il significato e l’uso dei soldi

saper accompagnare e aiutare a fare la spesa

abituarsi all’uso dei mezzi pubblici (scuolabus, tram, metropolitana, ecc.)

2 – sviluppare l’autocoscienza e l’autovalorizzazione

dire il proprio nome

rispondere ai richiami

saper ubbidire

lavorare da solo ed in piccoli gruppi

osservare e riconoscere i colori della realtà

sviluppare la coordinazione fine ed il coordinamento oculo-manuale

colorare dentro i margini

usare le lettere come gioco e copiare qualche parola (esercizi di grafismo)

ricostruire puzzle di 8-10 pezzi

riconoscere ed usare il ritmo

3 – ordinare e collocare nel tempo fatti ed eventi

riconoscimento delle sequenze temporali (prima, ora, dopo)

comprendere la successione ciclica del tempo: giorno, settimana, mese, stagione, anno

cogliere la contemporaneità dei fatti

ordinare e collocare nel tempo fatti ed eventi

recupero della storia personale

ricostruzione della storia familiare

strutturazione del valore della quotidianità attraverso la creazione di un diario dove ricordare gli accadimenti personali, le piccole storie dei compagni e della scuola, gli avvenimenti sportivi (le vittorie e le sconfitte) e sociali (gli artisti, i personaggi, i punti di riferimento, le località di villeggiatura o mete turistiche)

valorizzazione delle date da ricordare

4 – orientarsi nello spazio

prendere coscienza che i corpi occupano uno spazio
sviluppo del senso spaziale
riconoscere la propria posizione rispetto agli oggetti
topologia (sopra-sotto, dentro-fuori, ecc.)
conoscere i diversi ambienti dell’edificio scolastico
riconoscere la provenienza di un suono

5 – promuovere un’educazione motoria e socio-relazionale

riconoscere e denominare ciascuna parte del corpo
assumere posture su imitazione
attività ludico-educativa con cerchi
palle di diversa dimensione usate con le mani e con i piedi
cuscini
veli
attività sportive come basket
pattinaggio
ginnastica ritmica
gioco del pallone
attività ippoterapica
inserimento socializzante (gite, uscite con persone diverse, attività creative)

6 – considerare anche:

religione
spiritualità
esperienza del sacro (suo ruolo nello sviluppo, nella trasformazione e nella coesione del Sé)

USO ATTIVO DEGLI SPAZI RICREATIVI:

la ricreazione diventa, durante l’anno di “inserimento nella scuola” un tempo operativo importantissimo per cui il docente di sostegno deve essere sempre attivamente presente (sue ore di lavoro) per poter essere un costante punto di riferimento ed un aiuto a risolvere tutti i problemi che possono sorgere nella relazione con i compagni

USO ATTIVO DEL TEMPO MENSA:

stare a tavola insieme ai compagni diventa un momento educativo sia come spazio relazionale, che come possibilità per apprendere l’uso degli oggetti specifici; per questo motivo anche in questi tempi deve essere presente (rapporto 1/1) il docente di sostegno (sue ore di lavoro)

PREREQUISITI PER L’ACCESSO AL PRIMO ANNO DI CLASSE:

accesso alla produzione orale, scritta e grafica
accesso alla lettura
accesso alla matematica
memorizzazione
trasmissione di informazioni
esercitazioni e problem solving
tenuta sugli obiettivi
rispetto dell’ordine e degli ordini

VALUTAZIONE COLLEGIALE DEI RISULTATI NEL RISPETTO DEL METODO

che prevede:

“sapere” come costruzione personale basata sui vissuti e sulle esperienze;

apprendimento attivo e creativo che, quindi, é più supportato e guidato che prescritto;

partecipazione collaborativa, interattiva ed integrativa, basata sugli aspetti culturali, sociali e relazionali per favorire lo sviluppo cognitivo armonico.

B – a partire dal secondo anno si attua il vero inserimento nella classe cominciando a svolgere il programma ministeriale del primo anno del corso regolare. Il lavoro sarà eseguito dalle docenti curriculari con l’ausilio dell’insegnante di sostegno.